Testimonianze

Chiara Parrino

FENOMENALE

29 ottobre 2017 
Giorno 8

Ieri sera, durante il servizio, me ne stavo nel mio angolino ad osservare ogni piatto ed ogni mossa, cercando di essere d’impiccio il meno possibile. Ad un certo punto, mentre osservavo scottare i gamberi –alla perfezione- da servire come antipasto, la Chef senza neanche alzare lo sguardo mi dice “osserva bene che in questi giorni toccherà a te fare questo”. 
Primo pensiero impulsivo: adesso vomito. Secondo pensiero impulsivo: se vomito addosso alla Chef non sarà affatto una cosa buona. Terzo pensiero un po’ meno impulsivo: Chiara, di’ qualcosa! Se stai zitta ad una frase del genere lei penserà che sei una ritardata e si pentirà di aver avuto l’idea di darti gli antipasti. 
L’ho guardata, ho fatto (penso) il sorriso più forzato della mia vita, ho mezzo annuito con la testa, ho preso dal frigo dei dolci un panetto di impasto per baci di dama, sono andata a mettermi nascosta davanti al magazzino e ho iniziato a fare palline su palline su palline su palline. E ho pianto, ho pianto tantissimo. 
Ho pianto sui baci di dama, sul freezer a pozzetto, sul pavimento, sul grembiule. 
Ho pianto perché sono stupida. Ho pianto perché mi sono sentita dare subito una così grande responsabilità e so che sarò un enorme fallimento. Rovinerò quei costosissimi gamberi, non li saprò cuocere, non taglierò bene il cervo perfettamente marinato e lavorato con così tanta cura. Sprecherò tutta quella materia prima, farò fare brutta figura alla Chef e manderò in merda la brigata durante il servizio. Ho pianto perché mi sono sentita debole, non perché mi sentivo felice. 
La mia mente si sta cospargendo di dubbi: con un carattere così come farò a realizzare il mio grande sogno della vita? Sono fragile, sono una piagnona, sono una che scappa, una che preferisce nascondersi a fare biscotti e a piangere piuttosto che urlare a gran voce “Si Chef! Non vedo l’ora!”. Sono una debole, una perdente, un fallimento. Però amo questo lavoro, io lo amo! E’ più forte di me, è come la Quinta Sinfonia di Beethoven per un musicista con l’orecchio assoluto, è come un intervento a cuore aperto per uno specializzando cardiochirurgo, è come un arrampicatore che raggiunge la vetta più alta e sente i polmoni che si riempiono di brillantini e stelle filanti. 
E’ sbattere le uova con cura e dedizione (grazie Chef Di Malta per avermi insegnato il modo giusto per farlo), è impastare la pasta con le mani e sentire cotone tra le dita, è tritare aglio prezzemolo timo fresco maggiorana menta e aggiungere il tutto a del burro morbido e sentire il profumo inebriante che emana, è mischiare cioccolato e panna semi-montata e leccarti il dito sporco dopo aver messo l’impasto in una sac-a-poche.

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