Costanza, umiltà e determinazione: tre parole che descrivono il percorso di Alberto Toffanello, diplomato del Master ALMA-AIS e recentemente premiato come Miglior Sommelier del Veneto 2025. In questa intervista ci racconta come ha trasformato una sfida personale in un’occasione di crescita professionale, attraverso lo studio, il confronto e una passione autentica per il vino e il territorio.
Alberto, cosa ha significato per te ricevere il titolo di Miglior Sommelier del Veneto 2025 e quale valore personale attribuisci a questo riconoscimento?
Ricevere il titolo di Miglior Sommelier del Veneto 2025 rappresenta, innanzitutto, il raggiungimento di un obiettivo che mi ero prefissato dopo aver frequentato il Master ALMA-AIS. Ma soprattutto, lo considero l’inizio di una nuova crescita professionale: vedo questo premio non come un punto d’arrivo, bensì come l’inizio di un nuovo cammino all’interno di un mondo infinitamente vasto come quello del vino.
Infine, dal punto di vista emotivo e personale, è la prova concreta che con costanza, volontà e passione si possono raggiungere risultati che, fino a poco tempo fa, sembravano inarrivabili.
Quali sono stati i momenti più sfidanti e quelli più gratificanti del percorso che ti ha portato a vincere il concorso?
Il momento più sfidante è stato il mese di preparazione al concorso: l’ho vissuto come una vera “sfida contro il tempo”. Alternare studio, lavoro e vita personale con gli impegni quotidiani è stato davvero impegnativo.
Proprio per questo la vittoria è stata ancora più gratificante. L’anno precedente ero arrivato secondo a causa di alcuni errori dettati da stanchezza ed emozione. Quest’anno sono ripartito proprio da quegli errori, ho corretto il tiro e sono riuscito a portare a casa il risultato.
In che modo il Master ALMA-AIS ha contribuito a formare il tuo approccio professionale al vino e al servizio?
Il Master ALMA-AIS è stato la chiave di volta della mia carriera da sommelier. Non nascondo che, durante le prime lezioni, mi sentivo un po’ un “pesce fuor d’acqua”: i miei compagni lavoravano quasi tutti nella ristorazione, anche ad altissimi livelli, mentre io avevo abbandonato i tavoli da qualche anno.
Probabilmente è stato proprio il desiderio di confrontarmi con loro a spingermi a impegnarmi di più, a rimettere mano a ciò che avevo lasciato indietro, perfezionando il mio percorso di studi da sommelier. In sintesi, mi ha portato a dare il massimo.
Guardando indietro, quale insegnamento o esperienza vissuta in ALMA ricordi come decisivo per la tua crescita?
Se dovessi citare un momento preciso, direi l’esame conclusivo del primo semestre, il 13 febbraio 2023, dopo la prova espositiva con i professori Castellani e Fontanesi.
Al termine dell’esame, mi invitarono a riflettere su me stesso e a diventare consapevole delle mie capacità.
Uscito dall’aula, sentivo di essere migliorato, cresciuto, ma soprattutto rincuorato: ero certo di stare seguendo la strada giusta.
La cultura del vino in Veneto è ricca e sfaccettata: quali caratteristiche del territorio ritieni più rappresentative e come le comunichi ai clienti?
Spesso dico ai clienti che, dal punto di vista enologico, in Veneto abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno: dalle bollicine al passito, senza dimenticare i grandi bianchi autoctoni che hanno fatto la storia del vino italiano, anche in mercati come quello degli Stati Uniti.
Se dovessi descrivere i vini veneti, li immaginerei come una coda di pavone: ampia, variopinta e bellissima.
Lo stesso vale per i nostri territori, tanto diversi quanto affascinanti. Si parte dai terreni ghiaiosi del Piave, si risale fino alle zone più alte della viticoltura nazionale, nelle fresche aree bellunesi, passando per le aree vulcaniche dei Colli Euganei, Colli Berici e Soave, fino ad arrivare alla Valpolicella, dove le varietà autoctone a bacca rossa hanno fatto grande il vino veneto.
Tipicità dei vitigni e variabilità dei suoli: questo è il cuore della nostra viticoltura.
Oggi il sommelier è ancora percepito da molti come una figura “elitaria”: pensi che questa immagine sia un freno o un valore per la professione?
Penso che, al di là dell’immagine d’élite, il bravo sommelier debba sapersi adattare alla persona che ha davanti.
Io, ad esempio, non lavoro in divisa, e il 90% delle persone a cui comunico il vino ogni giorno non sa nemmeno che io sia un sommelier. Eppure, il mio ruolo è proprio quello: comunicare, trasmettere e consigliare un vino al cliente, in base alle sue conoscenze, alle sue passioni e, non meno importante, alle sue possibilità.
Se riesci a far percepire la tua competenza anche senza divisa o spille sul petto, allora stai svolgendo bene il tuo lavoro.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali dopo questo importante traguardo?
Vorrei partecipare a nuovi concorsi, soprattutto quelli monotematici, che permettono di approfondire un singolo vitigno o una determinata zona.
Poi, mi piacerebbe continuare a studiare le lingue straniere: perfezionare l’inglese (magari con un WSET) e iniziare a studiare il francese.
Infine viaggiare, per conoscere è necessario.
