CORSO SUPERIORE DI PASTICCERIA DI ALMA

 


Ciao Andrea! Come ti definiresti con tre aggettivi?
Intraprendente, creativo, flessibile.

 

Cosa ha rappresentato per te l’esperienza in ALMA? Cos’è ALMA per te?
Il Corso è qualcosa che mi porterò sempre dentro, dalle lezioni ai rapporti che ho avuto modo di creare in quei mesi di studio. Per me ALMA oltre ad essere una Grande Scuola, è un po’ una seconda casa, un luogo a cui penso sempre con un po’ di nostalgia. La crescita professionale è quello che ti spinge a entrare, ma l’ambiente e le persone sono quello che fa davvero la differenza e ti fa tornare. Il Corso serve a rifinire e cesellare le competenze di pasticceria, fornisce tutti gli strumenti adatti a diventare dei veri professionisti, a patto di non smettere mai di approfondire e dare il massimo.

 

Raccontaci del tuo percorso una volta diplomato.
Una volta diplomato ho deciso di buttarmi in un mondo per me nuovo: la ristorazione. Questo mondo, soprattutto per la pasticceria, è sinonimo di creatività. L’ho imparato bene nei miei due anni da responsabile per Ristorante Perbellini a Isola Rizza (VR).

Terminata la mia esperienza a Verona, ho avuto l’opportunità di diventare stagista presso El Celler de Can Roca, a Girona, in Spagna. Dentro la cucina del Celler, ho avuto la mia sorpresa più grande.  Ciclicamente lo staff organizza un concorso interno tra gli stagisti, separato tra cucina e pasticceria. Ognuno è libero di partecipare e portare qualcosa che lo rappresenti. I tre fratelli, anche giudici di questo contest, approfittano della multiculturalità dei loro stagisti per provare e farsi raccontare storie e gusti provenienti da tutto il mondo.  Ovviamente ho partecipato anche io, andando prima e dopo il servizio a provare e riprovare il piatto, sacrificando uscite con i colleghi per rifinire i dettagli sino a quando non sono stato soddisfatto. Ho deciso di portare una rivisitazione della colazione all’italiana, reinterpretata pensando a come i miei zii e nonni la fanno nelle loro città. Il tema mi è caro, non solo perché la colazione fatta bene, con calma, per me è oramai sinonimo di vacanze e momenti di relax, ma anche perché era stato il mio primissimo approccio al dessert al piatto, nel mio esame del CSP. Giocando quindi con il pane e latte di mio nonno materno, la granita siciliana della famiglia di mio papà e la focaccia genovese delle prozie, ho portato questa idea di Italia, spaziando tra nord e sud, strettamente legata alla mia storia personale. Questi sforzi mi hanno premiato, perché i fratelli Roca hanno decretato la mia vittoria per la categoria dessert.

 

Quale esperienza non può mancare dopo il Corso Superiore di Pasticceria?
Sperimentare, provare nuove aree del nostro settore è la chiave per capire cosa ci piace e cosa non ci piace, credo sia fondamentale che tutti facciano almeno qualche mese in ristorazione, per capire cosa è la libertà creativa, contrapposta al metodo e lo schema della produzione del laboratorio.

Consiglio anche di andare all’estero: i contatti con le altre culture e diverse visioni del nostro settore sono quello che dona apertura mentale e accresce il proprio bagaglio culturale.

In ogni caso, sempre rimboccarsi le maniche e dare il massimo, cercando di puntare a posti migliori, che accrescano il proprio percorso formativo.

 

Come pensi sarà il pasticcere del futuro?
Il nostro futuro ci indirizza verso, spero, una figura più responsabile del pasticcere, attento all’ambiente e alla stagionalità dei prodotti. Importante anche è rimanere legati alle proprie radici e tradizioni: reinterpretare la propria cultura enogastronomica attraverso le proprie esperienze è ciò che ci permette di non dimenticare chi siamo ma continuare ad innovare con personalità.

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